“La Pace” debutta al Teatro Faraggiana di Novara

LA PACE
Liberamente ispirato alla commedia di Aristofane

Scritta e diretta da Scilla Gerace e Davide Petrillo
Aiuto-regia: Valentina Genero
Disegno luci e audio: Christian Pascolutti
Costumi a cura di Valeria Bosco e Antonella Floridi
Grafiche e locandina di Nicola Quadrelli
Con la supervisione di Fiammetta Fazio e Annalisa Ferruta

IN SCENA

Sofia Montalenti, Simona Lekaj, Lucrezia Maria Balbo, Guglielmo Balboni, Carola Caranti, Agata Orrico, Luca Sacco, Pietro Suigo, Francesca Badà,
Mehmet Karatas, Matilde Minardi, Sofia Montalbano, Irene Casanica, Hernan Fontana, Chiara Mastrosimone, Rebecca Ziveri, Isabella Brustia, Francesca Buratti.

Lo spettacolo ha debuttato il 9 Giugno 2026 presso il Nuovo Teatro Faraggiana di Novara, portando in scena 19 giovani attori partecipanti al laboratorio teatrale dell’a.s 2025/2026. L’opera ha riscosso un forte successo ed è stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico presente in sala, sottolineando ancora una volta l’intenso lavoro svolto durante l’anno da tutor e studenti.

“La Pace” è stato lo spunto perfetto per una riscrittura originale che mira a evidenziare le storture dei nostri tempi, segnati da tremendi conflitti e dove la parola “pace” sembra aver perso ogni significato.

Nell’opera originale l’autore esprime la sua speranza di un ritorno alla pace in un’era dove la Guerra del Peloponneso sembrava senza fine. Senza rinunciare alla sua satira, Aristofane compone un’opera quasi favolistica, con il protagonista, Trigeo, che vola sull’Olimpo a chiedere giustizia a Zeus e scopre come la Dea Pace sia stata rinchiusa nelle profondità di una caverna da Polemos, Dio della Guerra. Sarà l’aiuto del coro e di Ermes a permettere a Trigeo di aprire la grotta e svelare la dea, nelle sembianze di una statua.

Per la nuova messa in scena, è stato necessario il pensiero degli studenti, che hanno espresso tutto il loro sgomento e frustrazione per un mondo che sembra non voglia proprio starli a sentire. Lo spettacolo, infatti, è una riscrittura in chiave contemporanea e tragicomica del testo classico, in cui la ricerca della “pace” da parte dell’umile viticoltore Trigeo rappresenta il grido di frustrazione e rabbia di una generazione che si trova a fare da spettatrice ai “teatri di guerra” che popolano il mondo in cui viviamo.

La drammaturgia ha voluto ispirarsi alla prima parte dell’opera originale, reinterpretando l’identità del coro, da contadini a giovani adolescenti, e aggiungendo o re-immaginando i personaggi principali della commedia, effettuando una riscrittura contemporanea della trama di partenza. Dal punto di vista registico, lo spettacolo cerca una forma stilistica minimal, dove gli attori sono chiamati nel duplice ruolo di personaggi e servi di scena.